home


“La collaborazione con la coreografa e danzatrice Emanuela Tagliavia, cominciata nel 2003, è stata di fondamentale importanza per l’attuale evoluzione del mio linguaggio musicale e ha rappresentato la giusta occasione per cominciare a scrivere musica per danza.
Credo profondamente alla sinergia tra coreografo e compositore, alla costruzione di forme complesse ma scenicamente omogenee e simbiotiche, a patto che il suono “ami” e si modelli ai movimenti e, naturalmente, sia ricambiato.
La natura della danza “contemporanea” di Tagliavia, così ricca di segni e gestualità in un mix di rigore geometrico e sensualità, è molto compatibile col mio fraseggio musicale e i miei colori orchestrali, che nascono dalla memoria della classicità novecentesca e vanno verso sfrenate combinazioni timbrico-armoniche.
La tecnica fondamentale della mia scrittura è sempre stata quella della variazione continua, partendo da piccoli nuclei tematici o armonici o anche solo ritmici, che ho imparato negli anni a controllare, sviluppare e manipolare in modi inconsueti ed eterogenei, spesso inglobando linguaggi a me apparentemente estranei.
La necessità costante di creare strutture ritmiche molto dinamiche e mobili, adatte a sostenere le sequenze (spesso asimmetriche) di passi della danza contemporanea, mi ha spinto ad osare accostamenti strumentali arditi, mescolando strumenti classici ma rari come il flauto basso (che ha un solo in Selene), l’Heckelphon (un oboe baritono), il Corno di Bassetto (un clarinetto tenore), a strumenti di origine non occidentale, oltre all’elettronica (Intermezzi, Galileo): in Luminare Minus l’organico orchestrale ricchissimo, eterogeneo e “multietnico”, è stato il motore potente di melodie e ritmi.
Sulla Luna il suono non può esistere ma dalla Terra possiamo immaginare di ascoltarne qualche parziale eco: in Luminare Minus la musica intreccia la metafora del mito lunare con l’esoterismo della pratica scientifica in sei scene o stanze coreografiche.
La duplice ambigua natura del satellite riempie di senso il suo silenzioso movimento attraverso le immagini di Selene ed Ecate, il fascino molecolare del Kreep, il mistero della luce “cinerea” e la meraviglia dell’ Albedo, l’assenza di gravità e la periodicità dell’orbita.
Se il mio contributo musicale in CINQUECENTOSEI era ispirato dalle sottili sonorità sottomarine, nello spazio sospeso che avvolge il mutismo lunare in uno splendore senza vita la musica chiede al movimento segreto della macchina del cielo un’indizio, una traccia poetica: le geometrie irrazionali di quel mondo “fuori dal mondo” modellano la musica in totale armonia con il gesto coreografico e per quest’ultimo appaiono verosimili.”
Giampaolo Testoni
“CINQUECENTOSEI prende il nome dal numero del sottomarino “Enrico Toti”, a cui è dedicato. Questa “macchina” – ospitata nel Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano – diviene un simbolo di esplorazione virtuale delle fantasie che il mare ispira da sempre nella letteratura, nell’arte e nella musica reimmaginando un oggetto simbolo di potenza negativa come un totem onirico, in cui le nostre paure ma anche i nostri desideri trovano spazi altrimenti impensabili.
Si può viaggiare negli abissi del mare ma anche del cuore, sentire il suono misterioso del nulla e riempirlo con quello del pensiero, vedere creature proteiformi e con esse il lato oscuro dell’anima, compiere gesti di sopravvivenza in pochi metri di anguste celle di metallo e danzare nei fluidi dell’eternità con una libertà mai provata.
Così gli uomini, attraverso le visioni dei poeti, provano a costruirsi, con la scienza e la ragione, congegni per andare oltre se stessi, li immaginano e poi li generano imitando la natura e le sue creature, gli aerei come uccelli, le navi e i sottomarini come pesci.
A volte il gioco della creazione umana è stato crudele, ha rivelato l’istinto distruttore con gli strumenti per la guerra e ha generato il pianto, la collera, la follia, la dissoluzione, la morte.
Possedere tutta la realtà è il sogno umano assoluto, reinventarla vuol dire conoscerne il segreto nell’affanno creativo che trasporta l’inconscio nel regno del sogno e delle passioni: la poesia e l’arte ci restituiscono significati, ribaltano scopi e fini, trasfigurano sommergibili distruttori in creature di puro mistero, mezzi per far viaggiare le anime dentro la materia.
Marinai, sirene, animali delle grandi profondità sono tra i possibili interpreti “mitici” del cosmo subacqueo che nel suo misterioso paesaggio rende così affascinanti le storie che li hanno visti protagonisti, narrate dai poeti in tutte le epoche.
Nel famoso libro di Verne “Ventimila leghe sotto i mari”, il sottomarino è descritto come un animale, un mostro, un fenomeno strabiliante, ”mitologico”, ma anche una cella, una prigione, un giaciglio duro, una gabbia e testimonia il doppio livello di lettura che questa macchina tecnologica può offrire: da una parte l’esplorazione fantastica, dall’altra il silenzio delle profondità, l’abisso del pensiero, la sofferenza che il limite fisico imposto al movimento genera nell’essere umano, il desiderio di scoprire le “cose” sotto la superficie apparente, di modificare il proprio ambiente spazio-temporale.
Il video prende spunto da alcuni particolari coreografici e li riporta all’interno dell’abitacolo del sommergibile evidenziando un rapporto corpo–macchina conflittuale. Le immagini si concedono astrazioni, instabilità, cromie nel tentativo di dare forma al pensiero, unica via di fuga, dell’uomo in condizioni di costrizione in uno spazio innaturale, claustrofobico nel fondo dell’abisso del mare.
Suoni elettronici e sinfonici, suoni di animali marini e di antichi strumenti di civiltà remote, voci recitanti, scandiscono e accompagnano in una partitura complessa la danza e l’immagine
Questa coreografia è stata creata nel settembre 2006 per il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano e ricreata per la prima volta nello spazio del Teatro Alighieri di Ravenna.”
Emanuela Tagliavia, Davide Montagna, Giampaolo Testoni
“LEZIONE - M’ENCANTA si suddivide in due parti. La prima è un quadro astratto nel quale i movimenti si sviluppano attraverso la struttura di una lezione, da semplici moduli a elaborazioni nello spazio, salti, proiezioni al suolo, contatti fra i corpi…
Durante questo studio sul corpo un video analizza i particolari, seziona sequenze e introduce la seconda parte: la ricerca di un piccolo piacere quotidiano, piacere come emozione del piacere, proiezione dei sensi, vedere, ascoltare, sentire, gustare, sfiorare… sequenze che si sovrappongono senza un filo narrativo, ma con la certezza che nella realtà, nel ricordo, nel sogno ognuno insegue il suo piacere, un desiderio momentaneo e fugace sempre presente nell'uomo… “
Emanuela Tagliavia



